GIOVANNI BELZONI

IL GIGANTE ARCHEOLOGO

Il numero non era un granchè, ma aveva successo, così "L'Asteleyis Circus", ingaggiò il forzuto gigante Padovano e con lui girò l'Inghilterra, l'Olanda e la Germania: Sir Walter Scott, poeta scozzese e traduttore di Goeth, se ne intusiasmò: "E' il gigante più proporzionato ch'io abbia mai visto". - "E' uno degli uomini più notevoli di tutta la storia dell'archeologia" così si esprimeva, un secolo dopo, niente meno che Howard Carter, lo scopritore della tomba di Tutankamen: Anche lui parlava di Belzoni, Il "sensore della Patagonia", lo scopritore della camera reale della piramide di Chefreme, colui che aveva dissotterrato Abu Simbel, trasportato la colossale testa di Memnone e ritrovato la tomba di Seti I. E' difficile immaginare un uomo così, come "vedette" del palcoscenico. Si esibiva in uno spettacolo di sollevamento di 12 persone con un gioco di ferro di 63 Kg. e mezzo e alla fine dell'applauditissima rappresentazione, faceva crollare, con le mani nude faceva crollare uno scenario di colonne greche. Giovanni Battista Belzoni, figlio di un barbiere ed ex allievo di una scuola religiosa di Padova, giunse in Egitto per la prima volta nel 1815: Vestiva di flanella, parlava un ricercato inglese di Oxford e si mostrava volentieri in giro, con la moglie Sarah che aveva sposato nel Regno Unito. Belzoni era un tipo scaltro e sicuro, si presentò al Cairo al Pascià Mohammed Alì, presentandogli una pompa per l'irrigazione da lui costruita. Ma il Pascìà osservò che era Allah che decideva come governare il Nilo e che Allah, non sapeva che farsene di una pompa! Rimasto senza un soldo riusì ad avere dal Console Generale britannico, Henry Salt, il prestigioso e redditizio incarico di trasportare fino alla foce del Nilo, e da lì al Regno Unito, una monumentale testa di granito, del peso di 7 tonnellate. Essa raffigurava il Faraone Ramsete II, ma allora si riteneva che raffigurasse l'eroe greco Memnone che si trova Tebe. L'mpresa non fù facile e Belzoni dovette impegnarsi personalmente presso le autorità , che per interessi, ritardavano l'impresa , ma finalmente la testa di Ramses, giunse a Londra il 15 dicembre 1816. Belzoni non era uno studioso, ma un avventuriero. Un uomo intelligente e personalmente motivato. Avrebbe deviato il Nilo e spostato le Piramidi, se qualcuno lo avesse pagato per farlo! Il suo metodo era sempre lo stesso, prima usava il cervello, poi la forza muscolare e, se non bastava, ricorreva alla dinamite. Con questo metodo ottenne indubbi successi, così intraprese una febbrile attività di scavo. Nella Valle dei Re, esplorò la tomba di Ramsete III,ispezionò i tempi sepolti di Esna, Edfu e KomOmbo, il tempio di File.
Con la moglie Sarah si recò ad Abu Simbel per mettere a nudo, con alcuni operai, l'accesso al grande tempio di Ramsete. Nelle prime ore del mattino del 1 agosto 1017, Belzoni e la moglie, penetrarono nel tempio e alla luce spettrale delle candele , videro quello che da 2000 anni nessun occhio umano aveva contemplato. Il primo successo non si fece attendere. Intorno alla metà dell'ottobre del 1817, nel corso di scavi artificiali di prova, in prossimità dell'accesso alla tomba di Ramses I, sei metri sotto il livello del suolo, le pale degli sterratori, incontrarono la resistenza di lastre di pietra. Si trattava dell'ingresso della più sontuosa tomba faraonica egiziana, la tomba di Seti I. Belzoni discese lungo il corridoio, verso l'oltre tomba, ad un certo punto interrotto da una fossa profonda 10 metri e larga 4 per far credere che finisse lì. La tomba era già stata visitata da antichi tombaroli e i sacerdoti avevano trasferito le mummie in un altro luogo. "Questa scoperta", scrisse Belzoni nel suo diario, "mi ricompensò di tutte le fatiche che mi ero sobbarcato nelle ricerche". Il succeso però, spesso procura nemici e Belzoni cadde nel tranello: Dovetti, il Console francese, fece sapere di aver scoperto in un labirinto un sarcofago che non si riusciva a trasportare; se Belzoni fosse riuscito, poteva tenerselo: Così, insieme a 2 guide si introdusse nel labirinto per stretti cunicoli pieni di polvere e ossa di mummie, che era inevitabile calpestare, data la strettezza del cunicolo: Le guide che lo precedevano ad un certo pinto lanciarono due grida acutissime...........poi... silenzio. Belzoni decise di tornare indietro e, notando in alcuni cunicoli una maggiore presenza di plvere capì che dovevano essere stati percorsi prima, potè così trovare l'uscita. Si rese conto di essere stato attirato in una trappola mortale. Tornò a cercare la tomba, non lontano dall'entrata alla quale era stato condotto dai 2 arabi, e si accorse di un secondo ingresso , sbarrato in tutta fretta con delle pietre. Belzoni le rimosse: dei gradini conducevano all'interno, ove in effetti si trovava il sarcofago descritto da Dovetti, ma non potè toccarlo, perchè il governatore aveva già venduto il reperto e il relativo diritto di scavo.
Belzoni, questa volta rispose non con i pugni, ma con una scoperta che gli avrebbe dato fama mondiale: Andò a Giza tutto solo e osservò accuratamente, pietra per pietra, la Piramide di Cheope;assunse 80 arabi, alla paga giornaliera di una peastra (4 Pence) e un gruppetto di bambini a 2 Pence e iniziò a rimuovere i detriri. Dopo 16 giorni di scavo, (era il 18 febbraio 1818) un'operaio notò una stretta fessura fra 2 pietre, dietro c'era una galleria ma purtroppo era solo un finto passaggio. Il 1 marzo 1818, Belzoni s'imbattè in 3 blocchi di granito, inclinati verso il basso. Più dietro, un corridoio conduceva verso il centro della Piramide. Una pietra enorme alla fine chiudeva il cunicolo, aderendovi perfettamente. Una sottile fessura nel soffitto, all'inizio dell'incrocio con il pietrone, fece nascere in Belzoni il sospetto che trovò conferma, quando egli vi infilò un lungo filo di paglia. Trenta giorni dopo l'accesso alla camera reale era libero! Calatosi attraverso un passaggio a pozzo e percorso un altro corridoio, Belzoni raggiunse finalmente la meta dei suoi sogni e delle sue speranze... Così Belzoni scoprì la tomba del Faraone Chefreme , realizzando il sogno di centinaia di viaggiatori, antichi e moderni e, ne fu, in un primo momento, quasi deluso, perchè nella camera niente dava l'idea dello sfarzo reale, ma solo un'atmosfera di semplicità religiosa , sconcertnte e antica. Su una parete, lettere arabe raccontavano:"Mohammed Ahnned, maestro scalpellino, l'ha aperta, maestro Othman e il Re Alì Mohammed furono presenti dal principio e fino a che è stata richiusa". Giovanni Battista Belzoni tornò nel 1819 in Inghilterra e allestyì nell' Egyptian Hall una mostra dei reperti:. Morì a Gato (Nigeria), il 3 dicembre 1823.
PIRAMIDE

LA BOTTEGA DELLE ARTI

All rights reserved. *by  Sulan* Copyright © 2006

Sito ottimizzato per Internet Explorer

Webmaster Sulan